“A smart man knows when he is right; a wise man knows when he is wrong” (Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto).
Con questa affermazione un giudice distrettuale del Delaware ha introdotto la propria decisione a favore della parte attrice in una causa legata all’utilizzo di materiale protetto da copyright, modificando parzialmente una precedente ordinanza.
Un’azienda specializzata nella creazione di strumenti informatici (Ross Intelligence) aveva chiesto ad un’agenzia di stampa (Thomson Reuters) l’utilizzo dei contenuti di “Westlaw”, piattaforma di ricerca a pagamento in materia giudiziaria, creata e regolarmente registrata dalla medesima agenzia, al fine di coadiuvare un programma di intelligenza artificiale nella realizzazione della propria piattaforma di ricerca.
In particolare, Ross chiedeva di poter sfruttare le c.d. headnotes (“a note inserted at the head of an article, reported law case, or other document, summarizing or commenting on the content”), essenziali al fine di velocizzare la ricerca indicizzata a vantaggio degli utenti.
A fronte del rifiuto opposto da Thomson, Ross pensò di aggirare l’ostacolo, ricorrendo al materiale fornito da un altro soggetto (LegalEase), contenente anche le suddette headnotes.
Nella causa che quindi venne intentata da Thomson per violazione del diritto d’autore, Ross eccepì di aver sfruttato i contenuti in questione in base al principio del c.d. fair use, citando tra l’altro precedenti sentenze a favore di compagnie di software che avevano copiato parte del codice sorgente creato dalla concorrenza per elaborare nuovi programmi o per implementare nuove funzioni in software già esistenti.
Il giudice, modificando in parte un suo precedente, nella sentenza parziale dell’11 febbraio 2025 ha ritenuto che il principio non possa trovare applicazione al caso di specie.
Questa la premessa: “I must consider at least four fair-use factors: (1) the use’s purpose and character, including whether it is commercial or nonprofit; (2) the copyrighted work’s nature; (3) how much of the work was used and how substantial a part it was relative to the copyrighted work’s whole; and (4) how Ross’s use affected the copyrighted work’s value or potential market”.
L’analisi del primo e del quarto punto conduce a conclusioni favorevoli alla parte attrice, diversamente dal secondo e terzo punto. L’apparente equilibrio, tuttavia, non si risolve in un pareggio: l’utilizzo a fini commerciali del materiale protetto da copyright e le ripercussioni sul mercato, anche se solo potenziali, non consentono di dare applicazione al principio del fair use.
Ancora una volta, i giudici statunitensi sono chiamati a fare ordine in una materia che ad oggi si trova in uno stadio “infantile”, ma che proprio per questo necessita di attenzione e sorveglianza, per evitare danni enormi non solo dal punto di vista economico.